sabato 14 gennaio 2017

Trovare tempo

Confiniamo il Signore solo per la Domenica, forse...
O addirittura solo per le feste...
Però ci piace averlo intorno quando ci sono malattie, o disgrazie...
E naturalmente durante i funerali...
Ma non abbiamo tempo per Lui durante il resto della nostra vita, mentre stiamo lavorando, mentre stiamo studiando, mentre ci stiamo divertendo...

Crediamo che queste cose sono alla base della nostra vita, mentre Dio crediamo che non lo sia...
E non ci rendiamo conto che non potremmo fare neanche la più minima di queste cose senza il volere di Dio; siamo tutti convinti che è per volontà nostra che facciamo queste cose!

Gesù dice: "Se ti vergognerai di me, io mi vergognerò di te, davanti al Padre mio".
Un uomo racconta:
"Mi inginocchiai... ma non a lungo... Avevo troppo da fare, e dovevo fare in fretta: andare a lavoro, passare prima a pagare le bollette, etc., etc..
Così mi inginocchiai e dissi una preghiera veloce, e altrettanto velocemente mi rialzai.
Dentro di me mi sentivo a posto, avevo (a modo mio) adempiuto al mio dovere di Cristiano, la mia anima poteva stare in pace.

Durante la mia giornata (e durante tutte le giornate della mia vita) non avevo tempo per pregare, non avevo tempo da dedicare a persone bisognose, non avevo tempo per parlare di Cristo agli amici... e anche se ce lo avessi avuto non lo avrei fatto, perché temevo che si prendessero gioco di me...
Un giorno non avevo tempo, l'altro mi vergognavo...

Fino a che, alla fine venne il tempo anche per me, il tempo di morire...
Mi trovai davanti al Signore, e nelle sue mani vidi un libro, era il libro della Vita.
Gesù guardò il suo libro e disse: "Non trovo il tuo nome. Una volta provai a scriverlo... Ma non trovai mai il tempo per farlo... E anche se lo avessi trovato, mi vergognavo perché temevo ciò che avrebbe pensato il Padre Mio..."".

Perché è così difficile avere del tempo per ascoltare le cose di Dio, mentre ci viene facile trascorrere ore ed ore davanti alla televisione o in altre cose ad ascoltare parole oziose e offensive, o a vedere scene scabrose e oscene?
Perché è così difficile parlare di Dio mentre è così facile parlare di cose inutili e dannose?
Perché è cosi facile trovare il tempo per andare a divertirsi e distrarsi con le cose frivole che ci offre il mondo, mentre non troviamo mai tempo, o abbiamo così poco tempo da trascorrere con Dio?

La preghiera ti può aiutare. Prega! Parla ora con il Signore!
Trova il tempo per pregare, prega sempre, ogni giorno, più volte al giorno...
Ma nel pregare non usare preghiere imparate a memoria, ne troppe parole, ma chiudi semplicemente gli occhi e apri il cuore...

Chiamalo per nome... parla con il Signore Gesù, immaginandolo, così com'è veramente, di fronte a te... Perché, anche se non lo vedi, lui c'è davvero e ti sta ascoltando... e se lo preghi col cuore non tarderà di farti sentire che è proprio lì.

Una Riflessione di Simona Paciello

venerdì 13 gennaio 2017

Giù la maschera!

I terroristi islamici commettono i loro atti sempre, o principalmente per motivo e scopo religioso?

Da quando sono iniziati gli attacchi terroristici contro l'Occidente e le sue rappresentative, abbiamo creduto che essi sono stati concepiti e realizzati a scopo religioso, che gli estremisti islamici considerassero i loro misfatti come parte della loro "guerra santa", la Jihad.

Ma è sempre stato così?
Gli attentati di "matrice islamica" sono stati sempre animati dalla devozione religiosa: dei promotori, dei sostenitori economici e dei realizzatori militanti?
Prendendo in considerazione anche gli ultimi casi di attentati avvenuti in vari parti dell'Europa e altrove, possiamo vedere una facciata da scopo religioso con un presunto "movimento" politico, anarchico-insurrezionalista islamico (le cosiddette Primavere arabe) che sembra manipolato dietro le quinte da menti fini con obbiettivi che superano quelle religiosi.

Negli attacchi terroristici "contro" l'Occidente, dall'inizio ad oggi, si è visto una graduale deviazione dal messaggio originale che si voleva presentare; come se il tempo ha smascherato (e sta smascherando ancora) il vero scopo di questi atti.
Anche in questi deplorevoli azioni viene applicata la regola psicologica dell'Adattamento graduale: si passa, gradualmente da un fattore (concetto, veduta, opinione, etc.) iniziale ad un altro, e alla fine ci si può trovare anche all'opposto dall'inizio.

Già dalle Torri Gemelle, oltre al fatto di attaccare e danneggiare l'intruso americano in Medio Oriente, si è voluto colpire nel cuore dell'economia americana, nel simbolo della gestione dell'economia mondiale.
Quindi, con uno sguardo all'indietro, negli attentati terroristici di "matrice islamica", vediamo un evolversi di un mix di religiosità, economia, politica ed altro.
Prima era velato, ma adesso si va delineando sempre più chiaramente lo scopo che sta dietro questi attacchi (o attentati).

Dunque le motivazioni religiose, in molti casi di attentati, sono una copertura per scopi diversi.
La copertura religiosa, invece, serve molto per gli "interni", cioè per i correligionari.
Vi è un indottrinamento della dottrina dell'Islam per gli islamici!
I primi ad essere influenzati da questo apparente ideologico religioso sono proprio loro, quelli che forniscono mano d'opera, l'humus locale, nel quale, essendo dello stesso composto, la falsa radice prende subito vigore.

Naturalmente questa copertura deve avere delle solide fondamenta, dei presupposti, proprio in quell'organo che per i musulmani (natura dei militanti) viene riconosciuta come massima autorità, cioè il Corano.
Avendo quello si è più che certi che tutta l'opera avrà i risultati sperati.

I risultati immediati li vediamo proprio nella militanza; quelli sugli "esterni" li vediamo anche bene.
Nella politica, nelle associazioni, nei circoli culturali islamici e cristiani, nelle moschee, nelle chiese, nell'uomo della strada del mondo occidentale si è radicalizzato ormai il concetto del fine religioso: vi è in corso una guerra tra Allah e il Dio dei cristiani (dell'Occidente), una moderna crociata, ma all'incontrario.
Ma, come le prime crociate avevano uno scopo economico, così è anche ora.
Tutto ruota attorno al denaro e il denaro fa girare tutti!

Naturalmente il potere mediatico (anch'esso gestito e controllato) contribuisce in questo.
I mass-media comuni riportano le notizie superficialmente, con una certa leggerezza che lascia trapelare proprio la volontà di manipolazione del pensiero: dobbiamo avere tutti quel specifico concetto su questi fatti, dobbiamo fare tutti la stessa valutazione, quella che vogliono loro, cioè quelli che l'hanno originata e quelli che ci vanno dietro.

Dal punto di vista religioso che risultato può avere la morte di centinaia di persone indifese e impreparate trucidate per mezzo di un camion?
O l'uccisione di giovani che trascorrono delle ore di svago o di festa in una discoteca o in un ristorante?
La distruzione delle Torri Gemelle ha portato più proseliti all'Islam di quanti ne aveva prima?
Le torture e le sevizie che hanno inflitto ai lavoratori - imprenditori (sottolineiamo: imprenditori) italiani in Bangladesh, prima di ucciderli, sono serviti per convertirli all'Islam?

Il colmo, poi, è che questi fantomatici osservanti seguaci dell'Islam non seguono neanche l'esempio del loro profeta, di colui che richiamano la memoria per giustificare le loro brutalità.
Maometto ai suoi oppositori iniziali dava la possibilità di essere risparmiati, proponendo prima la loro adesione alla nuova dottrina, come ha fatto con gli ebrei di Medina.

Se questi agiscono a scopo religioso perché non usano gli stessi metodi del loro defunto capo?
Hanno dato la possibilità di convertirsi all'Islam a quelli che lavoravano nelle Torri Gemelle, o a quelli che passeggiavano a Nizza...?
I teologi e le autorità religiose islamiche sicuramente queste cose li sanno, ma l'inghippo sta nell'uomo della strada, nel semplice "credente", che magari nella sua vita non ha letto il Corano neanche una volta e forse non è andato neanche a La Mecca.

I furbi ideatori e manipolatori giostrano sull'ignoranza e sui sentimenti di rivalsa e di insoddisfazione di ragazzi in cerca di un ideale, di qualcosa che li valorizza e li fa sentire degli eroi, proprio quello che non potranno mai realizzare con una vita tranquilla di musulmani semplici e indecisi.

La storia si ripete: la religione è un buon sostegno per arrivare ai propri scopi.
Il voler controllare o governare altri (poco o assai) è sempre stato un tarlo corrosivo nel cuore dell'uomo, a prescindere la religione, la cultura, la geografia e le origini storiche.

domenica 8 gennaio 2017

Antisemitismo ieri e oggi

L'antisemitismo visto dal lato spirituale. 
Una breve analisi di John Kidd.

Sulla cupola della moschea di Al-Aksa, sul Monte del Tempio, sono scritte le seguenti parole in arabo, che in Italiano si leggono "Allah non ha alcun figlio".

Perché una dichiarazione così negativa da parte del dio dell'Islam?
Perché non scrivere, specialmente in quel luogo tra i più significativi di tutta la terra, la ricorrente invocazione del Muezzin: "Allah è il più grande?".

La ragione, così credo, è che si tratta di una dichiarazione di sfida.
Anche questa è una affermazione di Maometto, il quale ha frainteso le Sacre Scritture e successivamente le ha disprezzate.
Tali parole così urlate, più che scritte, sono l'essenza di due versetti Koranici rispettivamente; Sura 39:4 e Sura 6:101, e sono quindi il rigetto stesso della dottrina Cristiana della Trinità che Maometto ha visto come una forma di politeismo.

Nel creare una nuova religione, supposta essere monoteistica, Maometto ha voluto in realtà cancellare quella precedente, chiaramente politeistica e idolatra, nella quale è stato allevato dalla sua famiglia.
Per almeno 5.000 anni, prima di Maometto, la religione dominate dell'intero Medio Oriente, era basata sul culto del dio-Luna; Allah, sposatosi con la dea-Sole ebbe delle figlie che a loro volta erano altre dee.

Maometto riuscì a persuadere gli Arabi che Allah, non fosse il capo degli dei, ma il solo dio, il supremo essere e il creatore di tutte le cose.
Invece il suo sforzo verso gli Ebrei e i Cristiani di convincerli che Allah fosse lo stesso dio della Bibbia è fallito.

Quelle parole sulla moschea, accertata la loro reale intenzione, significano perciò, "Dio non ha alcun Figlio". Sono delle frecce ben mirate.
In effetti rappresentano la primitiva sfida faccia a faccia lanciata a Dio da Satana nei primordi dello spazio-tempo.
La Bibbia è risoluta sul fatto che Dio abbia un Figlio.
Tale verità è il tema che la pervade in tutto il suo sviluppo; è anche il fatto centrale dell'Universo.
Il significato della vita e la speranza del genere umano si possono trovare solo nel Figlio di Dio.

In queste mie affermazioni non vi è alcuna traccia di mitologia, di razzismo, di iperbole o di poesia.
Sto parlando di realtà che debbono essere prese in considerazione dai politici e dai giudici.
Ma questi li evitano, e molti li rigettano come pura e semplice mitologia.
Il problema del diavolo nel mondo, e non meno della situazione nel Medio Oriente, non può essere compreso senza prendere coscienza del mondo dell'invisibile, o meglio del trascendente.

Fanno eccezione alcuni articoli di un giornale israeliano, in cui ho letto che uno dei membri della Knesset (il Parlamento israeliano) richiamava i propri colleghi alla preghiera ai piedi del Dio d'Israele al fine di calmare la situazione Israelo/palestinese.
All'infuori di quello non ho mai letto, ne ho mai visto alcunché di dominio pubblico che ricolleghi la critica situazione in Medio Oriente alla luce dell'esistenza di Dio e di Satana come oppositore ai piani di Dio.

Inizio un po da lontano, dalla radice del soggetto.
L'applicabilità delle parole scritte sulla cupola di quella moschea è diretta agli Israeliani, e vi si rivolgono direttamente con aggressività.
Nella scrittura ebraica di Osea11:1 Dio dice: "Quando Israele era infante, io lo amavo e ho chiamato mio figlio fuori dall'Egitto".
Anche questa applicazione, in cui Israele è chiamato figlio di Dio, viene negata dalle parole di Maometto ed è una spiegazione succinta di tutto quello che sta succedendo nel Medio Oriente, e che viene erroneamente chiamata "Conflitto nel Medio Oriente".

Ciò che sta succedendo è un nudo e datato (almeno 2.500 anni) Antisemitismo*.
Se Dio non avesse alcun figlio e quindi Israele non fosse figlio di Dio, allora Israele non dovrebbe esistere. Questo convincimento viene ingegnosamente portato avanti, in questi tempi, dalla distruzione programmata da parte dei palestinesi, di siti archeologici insostituibili della storia biblica ebraica, dalla "modificazione" della geografia palestinese e dalla manipolazione della storia riportata anche nei libri scolastici.

Ovviamente questo giustifica il sistematico e giornaliero assassinio di Ebrei solo per il fato di essere tali, e che non presta alcuna differenza se siano militati o civili, uomini o donne, adulti o bambini; il loro torto è semplicemente quello di esistere.
Zaccaria 14:7 dice: "Io (Dio) riunirò tutte le nazioni contro Israele per combatterle contro...".
Da questo può sembrare che l'Antisemitismo dovrebbe essere la forza dominante alla fine di quest'epoca, e che coloro che non seguono una tale moda verranno annientati.

Abramo è il padre della stirpe Ebraica, e la maggior parte della gente sa che gli Ebrei sono "Il popolo scelto da Dio".
Le scritture dicono: "Tu sei il popolo sacro del Signore tuo Dio. Il Signore tuo Dio ti ha scelto per essere uno speciale popolo ai suoi occhi, al di sopra di tutti i popoli che sono sulla faccia della Terra" (Deuteronomio 7:6).
Ma questo potrebbe lasciare l'impressione che Dio dopo aver guardato a tutti i popoli della Terra abbia detto: "Io sceglierò quello"; o anche più provocatoriamente: "Quello è il migliore, sceglierò quello".

Il fatto è che il prescelto da Dio non fu un Ebreo, e quindi la nazione Ebrea (anche perché non ve ne era ancora una), ma un Gentile come tutti gli altri.
Dio scelse un uomo che era un Gentile, e rese quell'uomo, Abramo, Ebreo.
Solo più tardi Dio ha dichiarato la sua scelta della nazione di cui Abramo sarebbe divenuto il capostipite con i suoi diretti discendenti Isacco e Giacobbe.

Ho voluto enfatizzare tutto ciò per puntualizzare il collegamento tra Ebrei e Gentili, fondato in Abramo e dichiarato nella promessa che Dio fece: "Abramo diventerà sicuramente una grande e potente nazione e tutte le altre nazioni della terra saranno benedette in Lui" (Genesi 18:18).
Gli Ebrei, dunque, non furono scelti per escludere alcuno, ma piuttosto come strumento per includere tutti gli altri popoli.
Loro, gli Ebrei, furono creati dalle nazioni a beneficio di tutte le altre nazioni.

Questa verità fu profetizzata molto tempo prima da Noè, l'undicesimo antenato di Abramo: "Jafet dimorerà nelle tende di Sem" (Genesi 9:27).
Tradotto nel suo significato etnico corrente, dice: "La stirpe indoeuropea dimorerà nelle tende dei semiti (riferito in particolare agli Ebrei)".
"Dimorare nelle tende di", si è realizzato nel tempo, a mio avviso, in particolare con l'Occidente, molto di più del resto del mondo, che ha beneficiato dalla convivenza, molto cospicua, con gli Ebrei.

Abramo, anche se probabilmente non era un fedele del culto del dio-Luna, vi era socialmente e pericolosamente esposto in quanto cittadino di Ur dei Caldei, la quale città era il più importante centro di adorazione di quell'idolo.
Per questa ragione, si può tranquillamente dire che Abramo, udita la chiamata del Signore e lasciata Ur, si rifugiò avventurosamente al di fuori del "territorio" dell'Islam (futuro).
(Mi chiedo proprio se Abramo non abbia determinato un precedente nel conflitto con il dio-Luna, di cui le conseguenze sono la contane prova di forza con cui sono impegnati i rispettivi discendenti?)

Più chiara però è la furia provocata da Satana contro la discendenza della stirpe Ebraica.
Sono stati perseguitati ovunque, non solo nelle terre Islamiche.

*[Alla data della creazione di questo articolo l'autore NON era a conoscenza dell'ultima nefanda risoluzione dell'UNESCO dell'ottobre 2016, che non riconosce i legami ebraici con i luoghi santi della città Vecchia di Gerusalemme: il Monte del Tempio (noto anche come spianata delle moschee), e il Muro Occidentale conosciuto come “Muro del pianto”]

A chi rassomigliamo?

Un venditore ambulante di Bibbie e di libri cristiani, di nome Davide, allevato in Birmania, arriva per la prima volta in una piccola città, di cui peraltro conosce la lingua parlata.
È giorno di mercato.
Sulla piazza offre dei Vangeli e si mette a leggerne qualche riga a quelli che vi si trovano.
In breve tempo si forma un piccolo gruppo e tutti ascoltano con stupore Davide che parla di Gesù Cristo.

All'improvviso un contadino lo interrompe, premuroso e sorridente: «Conosco quell'uomo di cui parla quel libro, abita nel mio villaggio; vieni, te lo mostrerò».
Interessato, Davide decide di seguirlo.
Arrivato al villaggio, nota una capanna diversa da tutte le altre: non c’è immondizia nei dintorni, al posto del fango calpestato ci sono delle piante verdi.
«E’ qui», gli dice la sua guida.

L’uomo che si presenta alla porta è diverso, anche lui: il suo viso è sereno e benevolo; invita il suo visitatore a bere il te e la conversazione prende inizio.
Quando viene a sapere che Davide vende dei libri che parlano del Figlio di Dio, Gesù Cristo, il suo volto si illumina.
Poi va a cercare un vecchio Vangelo di Marco a brandelli.

«Ecco il libro che parla del mio Gesù», dice tutto commosso, «alcuni anni fa, un uomo me lo ha venduto al mercato; da allora lo leggo tutti i giorni. 
Non ho mai conosciuto nessuno come Gesù. 
È lo stesso Gesù che conoscete voi?».
Davide risponde con gioia: «Sì, è lo stesso: Egli è Unico».

Noi che conosciamo Gesù come nostro Salvatore personale, siamo riconosciuti come Suoi discepoli?
Gli rassomigliamo un po?

venerdì 6 gennaio 2017

Sulla lapide












Una poesia di Nicola Scorsone.

Sulla lapide c'era scritto:
«Sfacciata incredulità, impallidisci e muori.
Sotto questa pietra giacciono quattro bambini addormentati.
Dimmi, sono perduti o salvati?
Se la morte è a causa del peccato, essi hanno peccato, perché sono qui!
Se il Cielo è per opere, essi non possono apparirvi.
Ragione, oh, quanto depravata!
Và alla pagina sacra della Bibbia, il nodo è sciolto.
Essi sono morti, perché Adamo peccò.
Essi vivono, perché Gesù morì».